This is the first edition ever of the Queen’s correspondence in Italian. These letters cast a new light on her talents as a linguist and provide interesting details as to her political agenda, and on the cultural milieu of her court. This book provides a fresh analysis of the surviving evidence concerning Elizabeth’s learning and use of Italian, and of the activity of the members of her ‘Foreign Office.’ All of the documents transcribed here are accompanied by a short introduction focusing on their content and context, a brief description of their transmission history, and an English translation.

Non solo Elisabetta I di Inghilterra (1533-1603) parlava italiano. Elizabeth I's Italian Letters ci mostra che in questa lingua sapeva anche scrivere con eleganza e finezza. Il libro, in uscita a maggio a New York ed edito da Palgrave Macmillan, presenta trenta lettere, per la maggior parte inedite, scritte in italiano da uno dei personaggi storici più affascinanti di ogni tempo, oltre a rendere disponibili un significativo numero di documenti ad esse collegati. Lo studio, frutto del lavoro di cinque anni di ricerca d’archivio, è opera di Carlo Maria Bajetta, professore ordinario di letteratura inglese presso l’Università della Valle d’Aosta. I testi pubblicati in questo volume ci mostrano un lato totalmente nuovo di una regina che amava definirsi “half-Italian”, “mezza italiana”. Scritti, in diversi casi (in particolare nell’età giovanile) di suo pugno in una splendida calligrafia, ci restituiscono una Elisabetta che usava la nostra lingua con straordinaria abilità, oltre che con gusto per il gioco retorico e per le citazioni erudite da Petrarca e Tasso. Si tratta di una corrispondenza spesso non priva di sottile e caratteristica ironia, che dimostra come Elisabetta non usasse l’italiano solo con governanti e principi del Bel Paese, ma anche come “lingua franca” per spaziare dal Portogallo alla Cina. Come spiega la corposa introduzione, l’ultima dei Tudors aveva eccezionali doti linguistiche, e la sua conoscenza delle lingue classiche e moderne suscitava ammirazione in patria e all’estero. Se testimonianze della sua perfetta padronanza del latino, greco e francese non mancano, sino ad ora erano però pochissime le testimonianze di una conoscenza realmente approfondita dell’italiano, in particolare a livello scritto. Partendo da una notevole mole di documenti coevi, Bajetta sfata anzitutto il mito di un “unico maestro di italiano” per la giovane principessa, suggerendo come Elisabetta abbia appreso i primi rudimenti della lingua probabilmente da vari precettori e in buona parte attraverso la lettura. Passa poi ad una minuziosa analisi del materiale manoscritto, riuscendo a svelare i meccanismi della segreteria di Stato e dei suoi copisti, la cui collaborazione con la Regina appare in diversi casi essere stata molto più stretta di quanto sinora supposto. Viene in particolare identificato in uno dei segretari personali della regina, Thomas Windebanke, uno dei principali collaboratori alla stesura delle lettere italiane. Il risultato è quello di mostrare con efficacia cosa la regina abbia scritto di suo pugno, quali testi abbia autorizzato e quali copie (una, presentata in appendice) siano sostanzialmente solo state firmate per l’invio. Spiccano tra i documenti trascritti, lettere a personaggi quali Katherine Parr (moglie di Enrico VIII), Ferdinando I de’ Medici, Antonio de Crato, pretendente al trono del Portogallo, Wan-Li, Imperatore della Cina, ma anche missive come quelle indirizzate al Doge di Venezia che rivelano interessanti storie di spionaggio e retroscena inaspettati su trattati commerciali. Vi sono anche lettere olografe (interamente nella calligrafia di Elisabetta) ad Alessandro Farnese, Principe e Duca di Parma (allora a capo delle truppe spagnole nei Paesi Basi; si tratta di messaggi scritti, significativamente, poco prima dal tentativo di invasione dell’Invincibile Armada del 1588), a Massimiliano II, Imperatore del Sacro Romano impero, e una che Elisabetta scrisse di proprio pugno a Maria de Medici. Bajetta dimostra come questo testo, sopravvissuto solo in copie coeve con varie datazioni, sia in realtà stato originalmente redatto personalmente da Elisabetta il 22 gennaio 1601, dopo il matrimonio della principessa fiorentina con il re di Francia Enrico IV (vedi estratto allegato). L’edizione dei testi originali, trascritti e tradotti in inglese, è corredata di apparati critici e note esplicative. Il libro, arricchito da un buon numero di illustrazioni, ha già ottenuto il prestigioso riconoscimento della Modern Language Association of America, che ha attribuito a questo il proprio marchio di “approved edition”.

Elizabeth I's Italian Letters

Bajetta C.M.
2017-01-01

Abstract

This is the first edition ever of the Queen’s correspondence in Italian. These letters cast a new light on her talents as a linguist and provide interesting details as to her political agenda, and on the cultural milieu of her court. This book provides a fresh analysis of the surviving evidence concerning Elizabeth’s learning and use of Italian, and of the activity of the members of her ‘Foreign Office.’ All of the documents transcribed here are accompanied by a short introduction focusing on their content and context, a brief description of their transmission history, and an English translation.
2017
9781137442321
Non solo Elisabetta I di Inghilterra (1533-1603) parlava italiano. Elizabeth I's Italian Letters ci mostra che in questa lingua sapeva anche scrivere con eleganza e finezza. Il libro, in uscita a maggio a New York ed edito da Palgrave Macmillan, presenta trenta lettere, per la maggior parte inedite, scritte in italiano da uno dei personaggi storici più affascinanti di ogni tempo, oltre a rendere disponibili un significativo numero di documenti ad esse collegati. Lo studio, frutto del lavoro di cinque anni di ricerca d’archivio, è opera di Carlo Maria Bajetta, professore ordinario di letteratura inglese presso l’Università della Valle d’Aosta. I testi pubblicati in questo volume ci mostrano un lato totalmente nuovo di una regina che amava definirsi “half-Italian”, “mezza italiana”. Scritti, in diversi casi (in particolare nell’età giovanile) di suo pugno in una splendida calligrafia, ci restituiscono una Elisabetta che usava la nostra lingua con straordinaria abilità, oltre che con gusto per il gioco retorico e per le citazioni erudite da Petrarca e Tasso. Si tratta di una corrispondenza spesso non priva di sottile e caratteristica ironia, che dimostra come Elisabetta non usasse l’italiano solo con governanti e principi del Bel Paese, ma anche come “lingua franca” per spaziare dal Portogallo alla Cina. Come spiega la corposa introduzione, l’ultima dei Tudors aveva eccezionali doti linguistiche, e la sua conoscenza delle lingue classiche e moderne suscitava ammirazione in patria e all’estero. Se testimonianze della sua perfetta padronanza del latino, greco e francese non mancano, sino ad ora erano però pochissime le testimonianze di una conoscenza realmente approfondita dell’italiano, in particolare a livello scritto. Partendo da una notevole mole di documenti coevi, Bajetta sfata anzitutto il mito di un “unico maestro di italiano” per la giovane principessa, suggerendo come Elisabetta abbia appreso i primi rudimenti della lingua probabilmente da vari precettori e in buona parte attraverso la lettura. Passa poi ad una minuziosa analisi del materiale manoscritto, riuscendo a svelare i meccanismi della segreteria di Stato e dei suoi copisti, la cui collaborazione con la Regina appare in diversi casi essere stata molto più stretta di quanto sinora supposto. Viene in particolare identificato in uno dei segretari personali della regina, Thomas Windebanke, uno dei principali collaboratori alla stesura delle lettere italiane. Il risultato è quello di mostrare con efficacia cosa la regina abbia scritto di suo pugno, quali testi abbia autorizzato e quali copie (una, presentata in appendice) siano sostanzialmente solo state firmate per l’invio. Spiccano tra i documenti trascritti, lettere a personaggi quali Katherine Parr (moglie di Enrico VIII), Ferdinando I de’ Medici, Antonio de Crato, pretendente al trono del Portogallo, Wan-Li, Imperatore della Cina, ma anche missive come quelle indirizzate al Doge di Venezia che rivelano interessanti storie di spionaggio e retroscena inaspettati su trattati commerciali. Vi sono anche lettere olografe (interamente nella calligrafia di Elisabetta) ad Alessandro Farnese, Principe e Duca di Parma (allora a capo delle truppe spagnole nei Paesi Basi; si tratta di messaggi scritti, significativamente, poco prima dal tentativo di invasione dell’Invincibile Armada del 1588), a Massimiliano II, Imperatore del Sacro Romano impero, e una che Elisabetta scrisse di proprio pugno a Maria de Medici. Bajetta dimostra come questo testo, sopravvissuto solo in copie coeve con varie datazioni, sia in realtà stato originalmente redatto personalmente da Elisabetta il 22 gennaio 1601, dopo il matrimonio della principessa fiorentina con il re di Francia Enrico IV (vedi estratto allegato). L’edizione dei testi originali, trascritti e tradotti in inglese, è corredata di apparati critici e note esplicative. Il libro, arricchito da un buon numero di illustrazioni, ha già ottenuto il prestigioso riconoscimento della Modern Language Association of America, che ha attribuito a questo il proprio marchio di “approved edition”.
Elizabeth I
correspondence
elizabethan literature
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14087/4381
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